giovedì 6 dicembre 2018

Un libro scritto da qualcuno più giovane di me; perché non sempre l'età da saggezza, ma il tempo che passa, quello sì, credo aiuti

Alla fine, anche dicembre è arrivato.
Con le giornate brevi, con collane di led colorati che riempiono le gocce di nebbia, sospese tra gli alberi sempre più nudi.
Con le sciarpe e i berretti, i piedi freddi, e il coraggio di abbandonare il letto al mattino.
Con la playlist di spotify che ti dice quali siano stati i tuoi brani preferiti del 2018, è arrivato.
Il momento dei bilanci.

La consapevolezza delle cose che sono passate, di nuovi capelli bianchi, di rughe sul viso come cicatrici delle battaglie, quelle vinte, quelle perse. Ma, soprattutto, quelle dalle quali hai  imparato qualcosa.
Imparato sì, ma cosa?
A quale prezzo?

La lista delle letture che cresce e lascia indietro, sempre, qualcosa. Come del resto fa, sempre, la vita.
Va avanti, nonostante i punti lasciati in sospeso, le scadenze mancate, le promesse non mantenute.
Va avanti, grazie a nuove sfide, a piccoli eventi quotidiani, a speranze e sogni nei quali siamo disposti a credere.

è questa la ricetta della vita
disse mia madre
tenendomi in braccio mentre piangevo:
pensa agli alberi che pianti ogni anno,
t'insegneranno che anche le persone
devono appassire.

Rupi Kaur, il sole e i suoi fiori

sabato 15 settembre 2018

Poesia

Ho letto di una bella idea. Diffondere la poesia. Un assalto.
Subito un'incandescenza tra i pensieri, una luce da seguire, quale poesia scegliere? Quale soldato mandare in prima linea... Non sono stata, ancora, in grado di sceglierlo.
Così,  forse, lo salverò dal fuoco degli attacchi, sottraendolo, però a un futuro da eroe.

No. Non io, io non mi arrendo all'evidenza che, gli eroi, siano tutti morti.
Medaglie appuntate.
Non mi arrendo, perché li vedo, che fanno i conti a fine mese, che guardano la vacuità del frigorifero, che si tengono la mano e si scambiano un sorriso.
Mi vedo.

È mi chiedo cosa ci accomuni o ci renda così diversi. Che, poi, a pensarci è la stessa cosa.
Dipende da chi guarda.
Da cosa cerca e cosa trova nell' altro.
Cosa vedo io. Cosa cerco. Cosa trovo.

Che c'entra la poesia?

Avete mai ascoltato una vecchia raccontarvi del passato. Di un amore che la infiammava e che mai ha accarezzato.
Un vecchio che lascia andare lo sguardo oltre i nuovi condomini con finiture di pregio, oltre i giardinetti attrezzati, fino in fondo al suo ricordo fatto di mandorleti e vigne.
Una bambina che si specchia piroettando nel suo vestito da principessa e lo porta su, alle ginocchia, e gira e gira per trovare il modo di pedalare come il vento in quel turbinio di tulle e brillantini.
L'avete mai ascoltata la voce di un ubriaco, o la storia del drogato accanto a voi sull'autobus.
La voce che avete dentro. Che vi parla dal fondo dello stomaco come una gastrite o un poco più su, come volo di farfalle.

Ce l'avete.
Tutti.
Come la poesia.

È di tutti.

Di quanti l'hanno odiata convinti fosse solo l'ennesima inutile pagina da imparare a memoria per la gioia di una sadica maestra.

Di chi se l'è trovata dentro senza saperle dare un nome nel primo incrocio con il suo sguardo.

Di chi ha scoperto fosse la miglior spalla su cui piangere, il migliore abbraccio lontano dalle sue braccia.

Di chi pensa sia morta.

Di chi la cerca. 

Tra le foglie cadute e la sabbia del mare. 

In un bicchiere di rosso fermo. 

Nel fondo del caffè.

Nel primo buongiorno che rivolge al mattino.

Di chi la poesia, la trova ovunque.

domenica 9 settembre 2018

Settembre



Su, non siate timidi, ammettetelo, settembre vi piace.

Come piace a me, del resto.

E non per la corsia centrale dei supermercati con la cancelleria (che, però,  va detto, ha sempre il suo fascino!) ma perché è un nuovo inizio.

Siate sinceri con voi stessi, settembre è la meta a cui guardare quando avete finito le ferie, siete tornati a lavorare, ma le giornate sono ancora calde e luminose ma voi non potete trascorrerle in panciolle a sudare sul divano; è la pubblicità dei nuovi corsi in piscina o palestra a cui desiderate tanto andare ma, dopo, a settembre, appunto.

È  la passeggiata con l'amica in centro a guardare le vetrine, la fila alla cassa per acquistare quel basco rosso , che tanto avete desiderato fin da bambine, prima che finisca ( non finirà mai, lo sapete, vero?).

Settembre è il capodanno perfetto, quello che non esiste.

Però vi piace. 

Anche se il vostro acufene suona in loop wake me up when september ends.

Anche se dovete uscire sempre prima al mattino perché il traffico aumenta.

Anche se sapete che la deliziosa canotta acquistata con gli ultimi saldi dovrete indossarla l'anno prossimo, ammesso che non resti sepolta nel fondo dell' armadio per riemergere solo quando non sarà  più  di moda, e la butterete via, pentendovi poi, perché  tornerà in voga, e lo farà oh sì  che lo farà!

A me piace per la sua natura fiduciosa.

È come un enorme pacco regalo di cui ignoro il contenuto, ma che mi lascia sperare ci sia dentro ciò che desidero.

Ciò che era nella scorsa letterina ma che Babbo Natale aveva scordato. 

È un foglio sgualcito sul fondo di una borsa.

Una spunta mancata all'ennesima lista, che ora posso recuperare.

Mi regala, nella sua rinnovata luce dorata, la possibilità di riprovarci. 

È il biglietto di Charlie Bucket.

L'inizio di una nuova avventura.

mercoledì 8 agosto 2018

La poesia...ai tempi dei social

Stamattina mi sono svegliata presto.
I rumori e i profumi conosciuti provenienti dalla cucina dei miei erano imperdibili, irrinunciabili. Valeva la pena, lasciare il torpore del letto per godere del caffè della mamma, del brontolio del papà, pure del primo, ennesimo, telegiornale. Varrà sempre la pena.
È una strana, bellissima coccola. Anche se poi, dopo dieci minuti, ti fa venir voglia di scappare.
Di rifugiarti nel tuo nuovo, piccolo e luminoso non luogo, che stringi tra le mani, che è ormai il tuo nuovo nido.
Che nato come mezzo, a volte è un fine. Spesso la fine. Delle tue giornate, di un'amicizia, di un amore.
Va così, ai tempi dei social.

Non sempre, a volte, con le dita tra parole e immagini vuote, come sfiorassi l'acqua di uno stagno, vedi un luccichio, un asfittico pesce.

Stamattina è stata questa poesia di Simone Carta.

Per chi
non hai mai aspettato la notte
per uscire allo scop­erto
per chi ha sempre vi­nto le battaglie
perché non hai mai sposato una guerra
per chi non crede nel silenzio
come una via di salv­ezza
e corre scalzo
perché la terra è un tappeto elastico
su cui fare salti da gigante
per chi ci mette un po'
a prendere confidenza con la propria bra­vura

per chi aspetta la domenica
e maledice il lunedì
per chi fa le lavatr­ici per tutta la fam­iglia
cucina con la musica alta
per chi prende a car­ezze la sfiga
e guarda i fuochi sp­egnersi
nella fluorescenza della brace
per chi ha una casa piccola
ma sempre piena di amici
per chi conosce il linguaggio delle pian­te
e si confida con gli animali

per chi aspetta che piova
per lavare la macchi­na
per chi non accende mai la tele
ma legge i libri
per chi stende i pan­ni dentro casa
e si sdraia ad asgiu­carsi le lacrime al sole
per chi chiede una parola di conforto
e non se ne vergogna
per chi parla sempre poco
e dice tutto
per chi si lega i ca­pelli
e mai i polsi
per chi viaggia con i finestrini abbassa­ti
nella corsia di dest­ra
per chi aspetta l'am­ore
anche quando è in ri­tardo di qualche anno

per chi va a dormire
ma ha sempre voglia di svegliarsi
e se c'è una coda
aspetta sempre col sorriso sulla faccia
per chi scrive sul proprio corpo
le citazioni delle poesie
per chi vuole andare avanti
anche se significa fare un passo indietro
per chi cancella un errore
solo per rifarne un altro
per chi chiama alle 3 di notte
e può sempre contare su di una risposta
per chi risponde sem­pre
anche a chi chiama alle 3 di notte

per chi ha voglia di perdere
per far vincere i ba­mbini a nascondino
per chi si sente fuo­ri luogo
solo perché dentro ci stanno tutti
e i posti sono finiti
per chi si sente in ordine
con i capelli spettinati
per chi vuole perder­si
e percorrere un'altra strada.

Per chiunque legga tutto questo
ma capisce
che sto parlando
soltanto
di te.

mercoledì 1 agosto 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo. #un libro di un autore mai letto fin'ora

Di solito non amo le parole abusate.
Le evito e con loro i loro prodotti.
Resilienza è una di queste.
Romanzo di resilienza uguale romanzo scartato.
Di solito, pensavo così.

Di solito seguivo un sentiero tracciato; stessi biscotti per la colazione, stesso giornale, stessa strada per andare a lavoro. Ogni giorno. Tutti i giorni.

Di solito...non badavo a molte cose.
Credendole superflue, superficiali.

Di solito mostravo un sorriso, anche quando avrei voluto piangere.

E se me lo aveste chiesto, vi avrei detto che stavo bene, anzi benissimo.

Poi
All'improvviso, ho scoperto che forse il "tutto" che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca.
E forse è ora di imparare davvero a stare bene. Anzi: benissimo.

Come Eleanor, la protagonista di questo romanzo d'esordio della scrittrice scozzese Gail Honeyman.

Di solito non leggo libri in classifica.
Ma, a volte, vale la pena, cambiare!

venerdì 29 giugno 2018

Di bene in peggio #un saggio

Voglio raccontarvi una cosa.
Nei miei primi anni da lettrice ero una sottolineatrice, quasi seriale.
Leggevo e matita alla mano, sottolineavo le frasi, a volte interi paragrafi che mi colpivano, sui quali soffermarmi, tornare, tenere con me, magari imparandoli a memoria.
Poi ho smesso

Tanto che ho tenuto questa abitudine fino ad oggi.
Fino alla lettura di Di bene in peggio, di Paul Watzlawick.
Vi chiederete cos'abbia questo saggio di tanto speciale da farmi tornare sul sentiero della grafite, abbandonato da così tanto tempo...

Ma andiamo con ordine. Il sottotitolo: istruzioni per un successo catastrofico.
Ma come? Si! Un successo catastrofico è quello che cerchiamo disperatamente di raggiungere ricorrendo a quelle che nel testo vengono definite ipersoluzioni; quando cioè affrontiamo i problemi in un modo che, pur essendo fondato sulle migliori intenzioni, finisce sempre con l'avere effetti controproducenti.
Quando ci convinciamo che se una cosa è male, il suo contrario dev'essere bene.
Quando, aderendo all'ottica manichea, dimentichiamo che esiste una terza via.

Come quel tale che passò la vita alla ricerca di certezze, di realizzazioni, della definitiva felicità.

Fino a una folgorazione.
improvvisamente capì che la ricerca era stata l'unica causa del suo non trovare, che nel mondo non si può trovare, e non si può quindi avere, ciò che da sempre si è.
Una banalità, forse.
Ma che devo e voglio imparare.

 

venerdì 22 giugno 2018

La Grammatica di Dio #un libro di racconti

Non so voi, ma io ho sempre amato molto le antologie.
Insieme alla cancelleria, sono il ricordo più bello dei giorni di scuola.
Ricordo il piacere che provavo sfogliando le pagine, quando mi imbattevo in un brano che mi piaceva, lo leggevo avidamente, più e più volte, tanto da impararlo a memoria.
Erano, insieme ai brani proposti da "Selezione del Reader Digest" le sole letture di cui mi sono nutrita nei miei primi anni da lettrice.
Non che a casa mia mancassero i libri, anzi, ma credo la mia natura curiosa preferisse l'opportunità di cambiamenti repentini di scenari e personaggi.
Fino a quando trovai un libro che avesse questa caratteristica, questa capacità di offrirmi tante finestre dentro le quali sbirciare, tante vite da scoprire, sto parlando di Cent'anni di solitudine.
Da allora, dopo aver tenuto tra le mani quel libro, così denso, corposo e leggero insieme, niente è stato più come prima!

Quando ho scelto le categorie per la mia Reading Challenge ho deciso che avrei inserito un libro di racconti, perché ero curiosa di tornare a quella vecchia abitudine.
Ma quale titolo scegliere?

Nessun problema, è stato lui a scegliere me. Come sempre.
Certo, la possibilità di ricevere una coperta in omaggio, potrebbe aver influenzato la scelta...
Ma questa è un'altra storia!

La Grammatica di Dio, di Stefano Benni, storie di solitudine e allegria.
Perfetto per chi vive su un'altalena impazzita, in perenne alternanza tra queste due condizioni.

Tra gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.

Callistrato 

Venticinque racconti, uno per ogni ora del giorno, più uno.

Ogni ora un incontro, una vita da scoprire, da ascoltare nel frastuono del mondo, da scorgere nel caos che ci circonda. 
Innocenti e colpevoli, giovani e vecchi, buoni e cattivi siamo tutti su una giostra che gira vorticosa, come lancette di un enorme orologio, sfiorandoci a volte, incontrandoci, fino all'incontro definitivo, quello con la morte.

Ventiquattro ore, più una: quella della speranza.

Se vi è piaciuta la mia riflessione, potete seguirmi su https://www.facebook.com/bevendounatazzadite/
Sarete i benvenuti!


martedì 12 giugno 2018

Donne che comprano fiori #un libro che mi spaventi

Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei comprato dei fiori, l'avrei guardato come fosse un alieno e rivolto un sorriso di scherno. Fiori, io? Giammai!
Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei scritto su un blog i miei pensieri, forse non l'avrei neppure guardato, l'alieno, e avrei lasciato morire un sorriso, il mio.
Ma la verità è che si cambia.
Che la vita ci cambia, perché siamo uno straordinario miscuglio di biologia e ambiente, che da brodo primordiale ci trasformiamo in pozione magica, ogni giorno.
Che siamo crisalidi che si preparano a trasformarsi in farfalle.
Solo che non ce ne rendiamo conto.
Come Marina, una delle protagoniste di questo romanzo di Vanessa Montfort.
Nel cuore del barrio de las letras, in una Madrid che avrete subito voglia di scoprire, c'è un negozio di fiori, un giardino segreto, popolato da creature fantastiche: donne.
All'ombra di un olivo centenario l'autrice intreccia la storia di cinque donne, ognuna con una "sindrome", sintomi diversi per un male comune: non amarsi abbastanza.
Amare sé stessi, di un sentimento sano, unico modo e punto di partenza per amare il prossimo; niente di più lontano dall'individualismo sfrenato e imperante della nostra società e dai condizionamenti che ci impone.
Un libro che è un invito a spiegare le ali e prendere il volo, alla scoperta di cosa renda davvero completa la vita.

Perché un libro che mi spaventi? Perché niente fa più paura del cambiamento, dell'intraprendere un viaggio all'interno di noi stessi e scoprirci diversi.

Per lungo tempo ho incrociato questo libro dall'accativante copertina, sugli scaffali della libreria, tra le novità in biblioteca, al supermercato, l'ho beccato persino a farmi l'occhiolino su un autobus, ma l'ho rifiutato. Ho abbassato lo sguardo e sono andata oltre, fino a quando, gli ho sorriso come a un discreto corteggiatore. Come quando sfuggiamo lo specchio per non vedere riflessa una persona che non ci piace, in cui non ci riconosciamo; ma ogni fuga finisce, sta a noi decidere di uscire allo scoperto, sta a noi sbocciare, lasciare il bozzolo.

lunedì 4 giugno 2018

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.#un libro ambientato in un posto in cui non sono mai stata

Mi sono resa conto di essere un po' indietro con la mia reading challenge e con mie riflessioni.
E non voglio perdere altro tempo.

Questo è anche il pensiero che, il pomeriggio del suo centesimo compleanno, spinge Allan Karlsson a scavalcare il davanzale della sua finestra dell'ospizio e andare via.
Senza riflettere. In pantofole. A fatica salta e se ne va.
Va a riprendere parte all' avventura che dentro quelle mura ha dovuto fermare: la vita.

Proprio lui che non si era fermato mai e che niente e nessuno aveva fermato.

La storia è un susseguirsi di incontri casuali che aprono la porta ai ricordi di incontri passati e si intrecciano alla Storia, sì quella dei manuali di scuola.
Ma con Allan i paragrafi lenti e pieni di nozioni spariscono per lasciare il posto a fotografie private di personaggi illustri, che ci appaiono, finalmente per ciò che sono: persone.
Con pregi e difetti, che per una serie di eventi fortuiti si trovano a guidare altre persone, sono capi.
Come Allan, a suo modo lo diventa per una sgangherata combriccola.
Come nei manuali di Storia, non mancano complotti, morti e misteri che trovano risposte solo alla fine.
Come nella vita, che altro non è che una storia ancora da leggere.

Non è forse vero che ognuno vive i suoi gialli, i suoi romanzi rosa, i suoi thriller, i più fortunati epiche e poesie, facendo dei giorni pagine piene di suspense?

A Jonas Jonasson va il merito di aver condito il tutto con una buona dose di ironia, ottima per renderci complici di Allan nella sua fuga.

Insomma, il centenario che saltò dalla finestra e scomparve è un po' un Forrest Gump scandinavo, a ogni pagina "non sai mai quello che ti capita".

Come mai l'ho inserito nella categoria #un libro ambientato in un posto in cui non sono mai stata?
Per diverse ragioni:
Mai stata in un ospizio, mai stata in Svezia, ma soprattutto, perché nessuno di noi è mai stato nel posto in cui si ritrova dopo aver letto un libro.

mercoledì 30 maggio 2018

La sovrana lettrice #un libro con protagonista un personaggio con il mio nome

Vi è mai capitato di soffermarvi a pensare al primo incontro con il vostro grande amore: i libri?
    Fonte: Pinterest

    Comment s'étaient-ils rencontrés ? Par hasard, comme tout le monde. Comment s'appelaient-ils ? Que vous importe ? D'où venaient-ils ? Du lieu le plus prochain. Où allaient-ils ? Est-ce que l'on sait où l'on va ? Que disaient-ils ? Le maître ne disait rien; et Jacques disait que son capitaine disait que tout ce qui nous arrive de bien et de mal ici-bas était écrit là-haut. (Denis Diderot, Jacques le fataliste et son maitre)

    «Come si erano incontrati? Per caso, come tutti. Come si chiamavano? E che ve ne importa? Da dove venivano? Dal luogo più vicino. Dove andavano? Si sa dove si va? Che dicevano? Il padrone non diceva niente; e Jacques diceva che il suo capitano diceva che tutto ciò che quaggiù ci accade di bene e di male, sta scritto lassù». (Denis Diderot, Jacques il fatalista e il suo padrone) 

    Personalmente sì, spesso e credo di condividere il pensiero di Diderot, ci si incontra per caso; anche con i libri.
    Non importa chi siate, capita così, per tutti anche se siete la Regina di Inghilterra! O almeno è quanto racconta Alan Bennet.
    Che siate fatalisti o meno, la storia ci narra che un giorno, la Regina fa un incontro che le cambia la vita; intenta a raggiungere i cani che abbaiano in uno dei cortili del palazzo, si imbatte nella biblioteca circolante del distretto di Westminster, nei suoi frequentatori, ma sopratutto nel suo contenuto misterioso: libri!

    La svolta.
    La Regina inizia a leggere, davvero, Elisabetta legge, legge per puro piacere e, come se non bastasse, cerca di trasmettere questa passione a tutti, pure ai sudditi.

    E il piacere può essere pericoloso, la lettura lo è sempre, perché fa viaggiare e viaggiando si scoprono prospettive nuove e le novità si sa fanno paura, come la cultura.

    E allora, meglio abbandonare, lasciare, abdicare?




      


Reading challenge, ovvero la lista che non finirò mai!

Inutile dirlo, se ogni tanto passate da queste parti (visita per la quale vi ringrazio molto!) sapete che ho deviato da un po' rispetto al mio proposito di leggere i titoli seguendo le categorie della mia reading challenger...mi dispiace un po' averlo fatto, lo ammetto, però, mi giustifico: ho letto molte altre cose!

Non vi dico neppure che non si tratta di ultime novità editoriali, avrete oramai capito che i libri mi chiamano, mi si presentano davanti difficilmente da ammiccanti vetrine con il cartello novità.
Anche se...una novità, dato che l'edizione tascabile è di recente uscita, ce l'ho proprio ora sul mio divano e mi ha fatto compagnia in treno questo fine settimana...

Ma andiamo con ordine.

Mi sono resa conto che ho lasciato in sospeso le riflessioni su alcuni libri che ho letto di recente ma sui quali non ho scritto nulla. E vorrei rimediare.

Si tratta di.
Alla ricerca delle coccole perdute di Giulio Cesare Giacobbe
L'uomo delle nuvole di Mathias Malzieu
La sovrana lettrice di Alan Bennet
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson

Ve li consiglio, perché, per motivi diversi mi sono piaciuti.
Sono leggeri e regalano sorrisi, come il primo gelato della stagione!
Per cui, se siete alla ricerca di letture ristoratrici dopo la sudata per il cambio armadio, fatevi una doccia e coccolatevi in poltrona tra le loro pagine.


lunedì 28 maggio 2018

Il viaggio

È stato un periodo davvero grigio, un lungo, lunghissimo inverno nebbioso, come solo la pianura può dare.
Un letargo al quale non mi ero preparata, durante il quale ho sofferto freddo e fame. Di quella fame di affetti e calore che ti sveglia la notte con i crampi e gli incubi.
Ma... (perché c'è sempre un ma)
Mi sto risvegliando.
Sento il tepore.
E mi accorgo che godo nel vedere la luce filtrare polverosa dalle finestre lasciate, troppo a lungo, chiuse.
Sento la fame, sì.
Ma è un appetito, un'acquolina crescente, come davanti al cibo preferito.
Sento il torpore del corpo che riprende a muoversi.
Ogni muscolo.
Soprattutto quelli del sorriso.

Non so quanto ci vorrà ancora prima che mi sia svegliata del tutto, forse, ancora un po' starò sotto le coperte. Mi darò...altri cinque minuti...
Ma la sveglia è suonata, e io l'ho sentita.

E il consiglio di oggi, più che una lettura è un esperimento.

Leggete una guida, scegliete una destinazione, riempitevi occhi di suggestioni con foto, video, documentari e le orecchie e la bocca di racconti, poesie sulla meta.
Pianificate il viaggio.
Poi buttate via tutto.
Andate in stazione, comprate un biglietto, non importa per dove, purché parta presto.
Recatevi al binario, senza indugiare.

Prendete il bus sotto casa, un lungo circuito fino al capolinea e ritorno.

Togliete la polvere dalla bici ferma in cantina, gonfiate le ruote e inforcatela. Pedalate. Sulla pista, sulla strada, lungo l'argine finché avete gambe.

Abbandonate le ciabatte, indossate scarpe comode e andate, andate.

Quale che sia la scelta, guardatevi intorno, guardatevi dentro.
E il viaggio sarà già cominciato.

domenica 29 aprile 2018

Wonder, o di come la vita possa essere straordinaria

...credo che dovrebbe esserci una regola per cui tutti nel mondo, prima o poi, hanno diritto a ricevere una standing ovation nella vita...

Quando ho iniziato a tenere questo blog non sapevo dove mi avrebbe portato; non avevo nessuna ambizione sul fatto che qualcuno potesse leggere e, chissà magari, trovare interessante quanto scrivessi. L'ho aperto e basta. Perché mi piace leggere e mi piace scrivere e mi piace farlo bevendo una tazza di tè. Tutto qui.
Certo. 
Però, se non ho continuato a scrivere semplicemente le mie riflessioni su un quaderno, qualche altro motivo dovevo averlo. La reading challenge.
Ovvero la sfida che mi ero lanciata per leggere sì, ma farlo seguendo un criterio.
E invece... invece i libri, almeno per me, passano tra le mani seguendo un loro criterio, ti si presentano davanti quando sei pronto per loro e si chiamano l'un l'altro. Ne sono sicura!
Per questo, con ancora tanti punti della sfida da soddisfare, continuo a leggere altro, perché loro, i libri, sanno meglio di me quale sia quello giusto per il momento.
Non vi ho convinto, vero?
Bene.
Vi racconto una cosa.

Per anni ho lavorato con tanta passione come educatrice di appoggio scolastico.
(Se non sapete cosa sia, non vi preoccupate, non sentitevi ignoranti, è una categoria di lavoratori invisibile, come quella degli elfi aiutanti di Babbo Natale, senza di loro...niente regali! Senza educatori, per molti bambini e ragazzi con disabilità o disagio sociale...niente integrazione! In entrambi i casi, una gran brutta cosa! Non trovate?!)
Comunque, facevo questo lavoro e mi piaceva tanto, però a un certo punto qualcosa mi si è rotto dentro. 
L'elfo ha realizzato che i regali si comprano, che oltre al valore hanno un prezzo...e addio magia!
Potevo diventare il Grinch e odiare il Natale. No?
No. O meglio, sì, avrei potuto, ma ho scelto di non farlo.
Ero triste. Triste e delusa. Triste e delusa e arrabbiata. Avevo bisogno di rimettere ordine tra i miei pensieri, di trovare lo strappo nel cuore e ricucirlo.

E Wonder, mi è venuto incontro.
Lo so che è stato un fenomeno editoriale, che ne parlavano tutti e blablabla, ma io non l'avevo letto. Anzi, l'avevo proprio evitato! Facendo il mio lavoro (ex-lavoro, l'elfo educatore) guardavo sempre con diffidenza i libri "a tema".
Poi ecco che me lo trovo davanti.
E...wow!
Non si tratta di un libro "a tema", il protagonista è sì un ragazzino con una grave malformazione, ma non è di questo che parla il libro. E nemmeno di bullismo.
No. Parla di scelte.
Di scegliere tra farsi compatire, commiserarsi o accettare i propri limiti e farne una forza.
Di scegliere se fermarsi alle apparenze o guardare più a fondo.
Di scegliere se essere gentili con noi stessi e con gli altri o no.
E da questa scelta, dipendono tante cose.
Su tutte, quella di riconoscere che ognuno su questa terra trasporta un fardello, nasconde un dolore, ha paura, soffre, insomma, combatte una battaglia quotidiana e noi, ciascuno di noi, nonostante nostro fardello, il nostro dolore, le nostre paure, la nostra battaglia quotidiana, possiamo trasformare la vita in un successo, meritarci una standing ovation.

sabato 14 aprile 2018

Ernest e Celestine.

È iniziata la primavera.
È ovunque ormai. Sui rami che riprendono colore, del verde dei germogli, dei fiori che sbocciano; sui manichini nelle vetrine; nei prati col profumo d'erba tagliata; sulle scarpe di tela macchiate, sulle prime lattee e coraggiosissime gambe scoperte.
Nel mio cuore.

È stato un lungo autunno e poi un lungo inverno, delle cui gelate porterò i segni per molto ancora, alcuni per sempre, bianchi fili che illuminano i miei pensieri, sottili solchi a incorniciare i miei futuri sguardi...È la vita, è lo scorrere inesorabile delle stagioni.
Segue regole non scritte, ma sempre uguali, che la natura sa, che non andrebbero infrante. Mai.

In inverno, molti animali vanno in letargo. Si proteggono così. Sopravvivono così.
Non l'uomo.
Non di solito, almeno.
Io invece...sì. Precipitata in un letargo non voluto, che ho combattuto e perso.
Sono stata lì. Ferma ferma.

Poi è arrivata. Una fioca luce, quel pulviscolo brillante...
Ho aperto gli occhi ed ero viva.
Incredibile, no?

E che altro potevo fare se non una scorpacciata di parole, di pagine...ho la mia lista, devo finirla...no! No, no, non devo, lo farò se mi andrà. E quindi via alla ricerca di golosi libri, di copertine e illustrazioni. Così l'ho trovato, questo piccolo concentrato di dolcezza, di quella buona però, una torta della nonna, un barattolo di marmellata da prendere col dito e leccarlo.
Ernest e Celestine, di Daniel Pennac.
Non è una novità letteraria, né un capolavoro di scrittura. È una bella storia, che scorre veloce e fresca tra le dita, come immergere le mani in un torrente.

Io ve lo consiglio.

domenica 4 febbraio 2018

Un libro di cui mi attragga la copertina

De La meccanica del cuore, di Mathias Malzieu, mi ha attratto la copertina, per cui, almeno per una volta, mi è stato facile inserire questa lettura nella mia reading list.

La copertina, l'apparenza, la prima cosa che ci colpisce di qualsiasi cosa e, purtroppo, persona. Vorremmo non fosse così, perché sappiamo che non è giusto e che le apparenze ingannano, che l'abito non fa il monaco e tante altre belle cose della saggezza popolare, ma, non possiamo farci nulla.
Ma...
Possiamo andare oltre, se ce ne concediamo l'opportunità. Ed è quello che ho fatto io con questo libro.

La meccanica del cuore è una fiaba moderna, Propp sarebbe fiero di Malzieu.
C'è l'eroe, un po' vittima e un po' cercatore, il dono, l'aiutante e l'antagonista. La principessa, poteva mancare?
No, di sicuro!
Lo schema è quello che tutti possiamo immaginare, ma i sentieri che il nostro eroe si trova a percorre per arrivare alla sua principessa sono del tutto inaspettati.
O forse no?

Forse, quelli che ci sembrano sentieri d'amore solo nostri, patimenti solo nostri, sono quelli di tutti.
Perché facciamo tutti parte, prima o poi del freak show della vita.

Tutti dovremmo avere sopra al letto una lavagna su cui leggere:
Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell'orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del tuo cuore andrà di nuovo in mille pezzi.

Solo che...
Non c'è nessuna lavagna. E se ci illudiamo non ci sia nessuna lancetta a trafiggerci la pelle, siamo degli illusi.
Siamo tutti dei Little Jack, nanerottoli contro nemici giganti, tutti rincorriamo la nostra bellissima Miss Acacia dagli occhi miopi, così miopi da non vederci, come l'amore.
Tutti conserviamo una scatola con i frantumi del nostro cuore, ogni singola scheggia che ci ha ferito, l'orologio con le lancette storte che batte un tempo sbagliato, che non batte più, perché non possiamo farne a meno.
Sul nostro cammino incontreremo chi ci regalerà qualche giro di chiave, chi ci aiuterà nella manutenzione, chi manderà in pezzi tutto, e chi ci saprà donare un cuore vero, della cui meccanica, però, io, non c'ho capito ancora niente.

sabato 20 gennaio 2018

Gennaio, ovvero la lista dei buoni propositi

Ogni anno sempre la stessa storia.
Guardi a gennaio come la boa da raggiungere: poche bracciate, pensi, e potrai stilare la nuova lista dei buoni propositi.
Ancora un po' e raggiungi la barca che m' aspetta già a vele spiegate. Ripeti.

Sticazzi se hai abbandonato quelle degli anni precedenti al primo tentativo; se alcune giacciono ingiallite tra le pagine di un libro che non hai mai finito o sono sul fondo del cassetto a godere il profumo stantio di quelle saponette terribili che una zia t'aveva regalato.
No, no! Quest'anno sarà diverso. E tu nuoti, lo stile lascia un po' a desiderare, ma che te ne frega; continui e prendi fiato tra un pandoro farcito e un invito per cena. Stavolta ce la faccio! E via, le braccia sono stanche, il fiato è corto, ma la boa è proprio lì.

E poi ti trovi sdraiata scomposta sulla spiaggia divano di casa. Rinvieni, sbarri gli occhi, sputi il mare che hai dentro, gonfi i polmoni e guardi fissa davanti a te.
Dov'è Mitch Buchannon? Nessun muscoloso bagnino. Niente.
Sei annegata in pigiama, asciutta.

Realizzi.

Accanto a te eccola lì la lista.
La barca che avrebbe dovuto salvarti e invece ha naufragato, è evidente.
Non hai la coda, puoi parlare, ma tanto non c'è nessun principe Erick a soccorrerti.

Sei sola ed è domenica sera. Fa freddo...

Esiste forse qualcuno che ancora si chiede perché il giorno più triste dell'anno sia un lunedì di gennaio?
Coincidenze? Io non credo.

Ma sopravvivi. Superi il bluemonday e pure il tuesday, wednesday...happydays?!
Niente. Pure Fonzie ti ha bidonata.

Torni a casa, la guardi.
L'avevo lasciata lì o si è sposata...
La guardi ancora, facendo finta di niente, se resto immobile non mi può vedere e trattieni il fiato mente ti rifugi in bagno.

E piangi. Seduta sul cesso.
Chiedendoti perché non parta la colonna sonora, la scena non sfumi... No. Tu sembri solo una che piange sul cesso. Consapevole che domani sarà sì un altro giorno, ma di merda.
Ora sfuma l'immagine. Fortuna che le sigarette le hai comprate lo stesso, nonostante lei.

Bradipi sul letto, controlli la sveglia, prendi il libro, leggi, sbadigli, spegni la luce.
Cos'è questo rumore? Una goccia? Il traffico? il cane dei vicini? un ronzio?
Accendi la luce, silenzio. Controlli la sveglia, prendi il libro, leggi, sbadigli, spegni la luce.
Tic tac. Di nuovo. L'ho spento il gas, la porta l'ho chiusa?
Accendi la luce, controlli la sveglia, prendi il libro, leggi, sbadigli, spegni la luce.
E ripeti la serie.
Se avessi la stessa costanza sarei molto più tonica, invece sono flaccida, ho la cellulite, e i peli e le vene varicose e poi fumo e non ho fiato e morirò.
Accendi la luce, controlli la sveglia, prendi il libro...
E cazzo, sei in ritardo, di nuovo.

Rovesci il caffè, ti agganci la calza, sai che dovrai correre ma la guardi lo stesso.
Stasera stiamo insieme, prometti.

E arrivi a oggi.
Metà mese è passato.
Abbondante.
Ma il tempo per lei, non l'hai ancora trovato.
La scelta.
Puoi rinunciare, di nuovo, se vuoi. Prendere il foglio, eventualmente farne un delizioso origami da ficcare in un libro a caso, o farne una pallina e tentare il canestro da tre punti, puoi anche solo lasciare che si formi uno stancil di polvere sul tavolino.
Oppure.
Alzarti dal divano e affrontarla.
Ridimensionarla, magari.
Rileggerla, almeno.
Che poi, imparare a suonare il piano o comprare casa posso sempre riscriverli, no?

Eccolo, quel ronzio, eccolo quel ticchettio notturno che non mi fanno dormire...
Respiri, chiudi gli occhi, sei di nuovo in mare, vedi la boa. Nuoti.
Ronzio. Ticchettio.
Ti fermi galleggi e tendi l'orecchio.
Ticchettio. Ronzio.
Non è l'acqua, radio no, gabbiani no, barche no, bambini no. Aspetta.
Sono voci.
Una borbotta e una si lamenta.
Respiri.
Le senti più forte, sono vicine.
Sono dentro di te.

Capisci.
Respiri.

Apri gli occhi ti ascolti.
Hai deciso.

Prendermi più cura di me stessa. ✔

sabato 6 gennaio 2018

L'arminuta #un libro premiato #un libro ambientato in un posto in cui non sono mai stata

Regalare un libro è una scommessa rischiosa, ma può dare grandi ricompense.
Chi mi ha regalato questo libro ha vinto e ha fatto vincere anche me: una scrittura perfetta, nella sua essenzialità.

L'Arminuta è un romanzo di Donatella Di Pietrantonio, pubblicato lo scorso anno e  premiato con il Campiello.

La trama è semplice, nuova e nota allo stesso tempo per chi, come me, ha sempre prestato orecchio alle storie delle persone, a quelle che le famiglie bisbigliano quando i bambini non ci sono, che viaggiano di bocca in bocca nei vicoli dei vicinati polverosi.
Una famiglia con troppe bocche da sfamare cede a una facoltosa parente senza prole una figlia affinché la cresca come propria.
La vita scorre tranquilla, fino a quando, senza preavviso come ogni tragedia, tutto cambia, irrimediabilmente. Quello che si credeva vero è una menzogna, si sgretola e niente sarà più come prima.

Ho gustato questo romanzo, come si fa col vassoio dei dolci a Natale, da cima a fondo.
Una lettura intensa e pura, che il linguaggio usato, una mescolanza di italiano e abruzzese, rende viva come se sentita da una porta socchiusa.
I luoghi, quest'Abruzzo appena abbozzato, sono sconosciuti e noti insieme, perché sanno di casa, sono i soli credibili per accogliere questa storia di miseria ancestrale e voglia di riscatto.