martedì 12 giugno 2018

Donne che comprano fiori #un libro che mi spaventi

Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei comprato dei fiori, l'avrei guardato come fosse un alieno e rivolto un sorriso di scherno. Fiori, io? Giammai!
Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei scritto su un blog i miei pensieri, forse non l'avrei neppure guardato, l'alieno, e avrei lasciato morire un sorriso, il mio.
Ma la verità è che si cambia.
Che la vita ci cambia, perché siamo uno straordinario miscuglio di biologia e ambiente, che da brodo primordiale ci trasformiamo in pozione magica, ogni giorno.
Che siamo crisalidi che si preparano a trasformarsi in farfalle.
Solo che non ce ne rendiamo conto.
Come Marina, una delle protagoniste di questo romanzo di Vanessa Montfort.
Nel cuore del barrio de las letras, in una Madrid che avrete subito voglia di scoprire, c'è un negozio di fiori, un giardino segreto, popolato da creature fantastiche: donne.
All'ombra di un olivo centenario l'autrice intreccia la storia di cinque donne, ognuna con una "sindrome", sintomi diversi per un male comune: non amarsi abbastanza.
Amare sé stessi, di un sentimento sano, unico modo e punto di partenza per amare il prossimo; niente di più lontano dall'individualismo sfrenato e imperante della nostra società e dai condizionamenti che ci impone.
Un libro che è un invito a spiegare le ali e prendere il volo, alla scoperta di cosa renda davvero completa la vita.

Perché un libro che mi spaventi? Perché niente fa più paura del cambiamento, dell'intraprendere un viaggio all'interno di noi stessi e scoprirci diversi.

Per lungo tempo ho incrociato questo libro dall'accativante copertina, sugli scaffali della libreria, tra le novità in biblioteca, al supermercato, l'ho beccato persino a farmi l'occhiolino su un autobus, ma l'ho rifiutato. Ho abbassato lo sguardo e sono andata oltre, fino a quando, gli ho sorriso come a un discreto corteggiatore. Come quando sfuggiamo lo specchio per non vedere riflessa una persona che non ci piace, in cui non ci riconosciamo; ma ogni fuga finisce, sta a noi decidere di uscire allo scoperto, sta a noi sbocciare, lasciare il bozzolo.

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