venerdì 29 giugno 2018

Di bene in peggio #un saggio

Voglio raccontarvi una cosa.
Nei miei primi anni da lettrice ero una sottolineatrice, quasi seriale.
Leggevo e matita alla mano, sottolineavo le frasi, a volte interi paragrafi che mi colpivano, sui quali soffermarmi, tornare, tenere con me, magari imparandoli a memoria.
Poi ho smesso

Tanto che ho tenuto questa abitudine fino ad oggi.
Fino alla lettura di Di bene in peggio, di Paul Watzlawick.
Vi chiederete cos'abbia questo saggio di tanto speciale da farmi tornare sul sentiero della grafite, abbandonato da così tanto tempo...

Ma andiamo con ordine. Il sottotitolo: istruzioni per un successo catastrofico.
Ma come? Si! Un successo catastrofico è quello che cerchiamo disperatamente di raggiungere ricorrendo a quelle che nel testo vengono definite ipersoluzioni; quando cioè affrontiamo i problemi in un modo che, pur essendo fondato sulle migliori intenzioni, finisce sempre con l'avere effetti controproducenti.
Quando ci convinciamo che se una cosa è male, il suo contrario dev'essere bene.
Quando, aderendo all'ottica manichea, dimentichiamo che esiste una terza via.

Come quel tale che passò la vita alla ricerca di certezze, di realizzazioni, della definitiva felicità.

Fino a una folgorazione.
improvvisamente capì che la ricerca era stata l'unica causa del suo non trovare, che nel mondo non si può trovare, e non si può quindi avere, ciò che da sempre si è.
Una banalità, forse.
Ma che devo e voglio imparare.

 

venerdì 22 giugno 2018

La Grammatica di Dio #un libro di racconti

Non so voi, ma io ho sempre amato molto le antologie.
Insieme alla cancelleria, sono il ricordo più bello dei giorni di scuola.
Ricordo il piacere che provavo sfogliando le pagine, quando mi imbattevo in un brano che mi piaceva, lo leggevo avidamente, più e più volte, tanto da impararlo a memoria.
Erano, insieme ai brani proposti da "Selezione del Reader Digest" le sole letture di cui mi sono nutrita nei miei primi anni da lettrice.
Non che a casa mia mancassero i libri, anzi, ma credo la mia natura curiosa preferisse l'opportunità di cambiamenti repentini di scenari e personaggi.
Fino a quando trovai un libro che avesse questa caratteristica, questa capacità di offrirmi tante finestre dentro le quali sbirciare, tante vite da scoprire, sto parlando di Cent'anni di solitudine.
Da allora, dopo aver tenuto tra le mani quel libro, così denso, corposo e leggero insieme, niente è stato più come prima!

Quando ho scelto le categorie per la mia Reading Challenge ho deciso che avrei inserito un libro di racconti, perché ero curiosa di tornare a quella vecchia abitudine.
Ma quale titolo scegliere?

Nessun problema, è stato lui a scegliere me. Come sempre.
Certo, la possibilità di ricevere una coperta in omaggio, potrebbe aver influenzato la scelta...
Ma questa è un'altra storia!

La Grammatica di Dio, di Stefano Benni, storie di solitudine e allegria.
Perfetto per chi vive su un'altalena impazzita, in perenne alternanza tra queste due condizioni.

Tra gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.

Callistrato 

Venticinque racconti, uno per ogni ora del giorno, più uno.

Ogni ora un incontro, una vita da scoprire, da ascoltare nel frastuono del mondo, da scorgere nel caos che ci circonda. 
Innocenti e colpevoli, giovani e vecchi, buoni e cattivi siamo tutti su una giostra che gira vorticosa, come lancette di un enorme orologio, sfiorandoci a volte, incontrandoci, fino all'incontro definitivo, quello con la morte.

Ventiquattro ore, più una: quella della speranza.

Se vi è piaciuta la mia riflessione, potete seguirmi su https://www.facebook.com/bevendounatazzadite/
Sarete i benvenuti!


martedì 12 giugno 2018

Donne che comprano fiori #un libro che mi spaventi

Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei comprato dei fiori, l'avrei guardato come fosse un alieno e rivolto un sorriso di scherno. Fiori, io? Giammai!
Se qualche tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei scritto su un blog i miei pensieri, forse non l'avrei neppure guardato, l'alieno, e avrei lasciato morire un sorriso, il mio.
Ma la verità è che si cambia.
Che la vita ci cambia, perché siamo uno straordinario miscuglio di biologia e ambiente, che da brodo primordiale ci trasformiamo in pozione magica, ogni giorno.
Che siamo crisalidi che si preparano a trasformarsi in farfalle.
Solo che non ce ne rendiamo conto.
Come Marina, una delle protagoniste di questo romanzo di Vanessa Montfort.
Nel cuore del barrio de las letras, in una Madrid che avrete subito voglia di scoprire, c'è un negozio di fiori, un giardino segreto, popolato da creature fantastiche: donne.
All'ombra di un olivo centenario l'autrice intreccia la storia di cinque donne, ognuna con una "sindrome", sintomi diversi per un male comune: non amarsi abbastanza.
Amare sé stessi, di un sentimento sano, unico modo e punto di partenza per amare il prossimo; niente di più lontano dall'individualismo sfrenato e imperante della nostra società e dai condizionamenti che ci impone.
Un libro che è un invito a spiegare le ali e prendere il volo, alla scoperta di cosa renda davvero completa la vita.

Perché un libro che mi spaventi? Perché niente fa più paura del cambiamento, dell'intraprendere un viaggio all'interno di noi stessi e scoprirci diversi.

Per lungo tempo ho incrociato questo libro dall'accativante copertina, sugli scaffali della libreria, tra le novità in biblioteca, al supermercato, l'ho beccato persino a farmi l'occhiolino su un autobus, ma l'ho rifiutato. Ho abbassato lo sguardo e sono andata oltre, fino a quando, gli ho sorriso come a un discreto corteggiatore. Come quando sfuggiamo lo specchio per non vedere riflessa una persona che non ci piace, in cui non ci riconosciamo; ma ogni fuga finisce, sta a noi decidere di uscire allo scoperto, sta a noi sbocciare, lasciare il bozzolo.

lunedì 4 giugno 2018

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.#un libro ambientato in un posto in cui non sono mai stata

Mi sono resa conto di essere un po' indietro con la mia reading challenge e con mie riflessioni.
E non voglio perdere altro tempo.

Questo è anche il pensiero che, il pomeriggio del suo centesimo compleanno, spinge Allan Karlsson a scavalcare il davanzale della sua finestra dell'ospizio e andare via.
Senza riflettere. In pantofole. A fatica salta e se ne va.
Va a riprendere parte all' avventura che dentro quelle mura ha dovuto fermare: la vita.

Proprio lui che non si era fermato mai e che niente e nessuno aveva fermato.

La storia è un susseguirsi di incontri casuali che aprono la porta ai ricordi di incontri passati e si intrecciano alla Storia, sì quella dei manuali di scuola.
Ma con Allan i paragrafi lenti e pieni di nozioni spariscono per lasciare il posto a fotografie private di personaggi illustri, che ci appaiono, finalmente per ciò che sono: persone.
Con pregi e difetti, che per una serie di eventi fortuiti si trovano a guidare altre persone, sono capi.
Come Allan, a suo modo lo diventa per una sgangherata combriccola.
Come nei manuali di Storia, non mancano complotti, morti e misteri che trovano risposte solo alla fine.
Come nella vita, che altro non è che una storia ancora da leggere.

Non è forse vero che ognuno vive i suoi gialli, i suoi romanzi rosa, i suoi thriller, i più fortunati epiche e poesie, facendo dei giorni pagine piene di suspense?

A Jonas Jonasson va il merito di aver condito il tutto con una buona dose di ironia, ottima per renderci complici di Allan nella sua fuga.

Insomma, il centenario che saltò dalla finestra e scomparve è un po' un Forrest Gump scandinavo, a ogni pagina "non sai mai quello che ti capita".

Come mai l'ho inserito nella categoria #un libro ambientato in un posto in cui non sono mai stata?
Per diverse ragioni:
Mai stata in un ospizio, mai stata in Svezia, ma soprattutto, perché nessuno di noi è mai stato nel posto in cui si ritrova dopo aver letto un libro.