Nei miei primi anni da lettrice ero una sottolineatrice, quasi seriale.
Leggevo e matita alla mano, sottolineavo le frasi, a volte interi paragrafi che mi colpivano, sui quali soffermarmi, tornare, tenere con me, magari imparandoli a memoria.
Poi ho smesso
Tanto che ho tenuto questa abitudine fino ad oggi.
Fino alla lettura di Di bene in peggio, di Paul Watzlawick.
Vi chiederete cos'abbia questo saggio di tanto speciale da farmi tornare sul sentiero della grafite, abbandonato da così tanto tempo...
Ma andiamo con ordine. Il sottotitolo: istruzioni per un successo catastrofico.
Ma come? Si! Un successo catastrofico è quello che cerchiamo disperatamente di raggiungere ricorrendo a quelle che nel testo vengono definite ipersoluzioni; quando cioè affrontiamo i problemi in un modo che, pur essendo fondato sulle migliori intenzioni, finisce sempre con l'avere effetti controproducenti.
Quando ci convinciamo che se una cosa è male, il suo contrario dev'essere bene.
Quando, aderendo all'ottica manichea, dimentichiamo che esiste una terza via.
Come quel tale che passò la vita alla ricerca di certezze, di realizzazioni, della definitiva felicità.
Fino a una folgorazione.
improvvisamente capì che la ricerca era stata l'unica causa del suo non trovare, che nel mondo non si può trovare, e non si può quindi avere, ciò che da sempre si è.
Una banalità, forse.
Ma che devo e voglio imparare.
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