Da quando ho iniziato la mia reading challenge mi sono resa conto di quanto sia difficile far rientrare un libro in una delle categorie nella quali ho deciso di mettermi alla prova. Forse è la vera sfida!
Per La natura esposta, di Erri De Luca, edito da Feltrinelli, ho scelto #un libro pubblicato lo scorso anno; sono giunta a questa soluzione solo dopo averlo finito di leggere.
La ragione è semplice, tratta, fra i tanti, un tema che mi sembra abbia caratterizzato l'anno appena trascorso: la migrazione.
De Luca non ci offre molti riferimenti temporali nè geografici, ma nelle sue parole riconosciamo un' Italia terra di transito; una strada percorsa nei secoli e che di questi mantiene la memoria.
La storia può essere divisa in due parti: nella prima si narra del recente passato del protagonista impegnato a far attraversare il confine a dei migranti dietro pagamento che lui, puntualmente restituisce, scoperto viene esiliato dal villaggio e costretto a svernare in città; in città inizia la seconda parte, l'uomo viene incaricato di riportare alla forma originale una statua di marmo, un crocifisso, alla quale era stato applicato un panneggio per nascondere "la natura", il sesso.
Per scoprire la statua egli deve scoprire se stesso, vivere su di se la pena della crocifissione. Il figlio di dio si è fatto uomo per salvarci, ora, le parti si invertono.
La salvezza del genere umano passa per la scalata lungo strade impervie, per il sudore e la fatica, le sole cose che fanno guardare il prossimo negli occhi, le sole capaci di sciogliere l'ipocrisia di un panneggio per mostrare la vera natura dell'uomo.
In tempi così duri e emergenziali consiglio questa lettura per perdersi tra le cime dei monti o tra le onde del mare e ritrovarsi nudi, veri.
martedì 28 marzo 2017
martedì 14 marzo 2017
# un libro di un genere che non leggerei
Ci sono libri che consideriamo imprescindibili e altri del tutto trascurabili.
Spesso tale classificazione si basa sul genere. Chi, come me ha studiato letteratura, poi, è irrimediabilmente condizionato da preconcetti basati sul canone: ci sono libri e Libri, insomma.
Spesso tale classificazione si basa sul genere. Chi, come me ha studiato letteratura, poi, è irrimediabilmente condizionato da preconcetti basati sul canone: ci sono libri e Libri, insomma.
Il genere è un'etichetta, una parola che usiamo per semplificare e, come tutte le semplificazioni, rischia di farci perdere qualcosa.
Io, ad esempio, ho rischiato di perdere La Profezia dell'Armadillo di Zerocalcare.
Un fumetto, sì.
Un fumetto, sì.
Per molti questo genere è considerato letteratura minore; qualcosa da leggere sotto l'ombrellone. Declassati. Condannati senza appello a restare fuori dalla biblioteca Librichesidevonoleggerealmenounavoltanellavita!
La Profezia dell'Armadillo invece ha guadagnato un posto d'onore nella mia biblioteca perché in maniera semplice (concetto diverso da semplificazione) parla di noi trentenni, dei nostri mostri alimentati da paranoie, degli amici immaginari che condividono i nostri pensieri, dei maestri che non abbiamo; insomma, del nostro diventare grandi con la precarietà che divora la leggerezza della gioventù.
C'è tutto un mondo dentro, il nostro.
C'è tutto un mondo dentro, il nostro.
E questa "letteratura minore" resta fuori dalle aule, e forse è per questo che nemmeno i ragazzi vogliono più starci dentro.
I fumetti non trovano spazio nelle antologie, così piene di personaggi imprescindibili da dover trascurare le persone.
I fumetti non trovano spazio nelle antologie, così piene di personaggi imprescindibili da dover trascurare le persone.
Sarà perché non voglio più rischiare di perdere qualcosa a causa di un'etichetta che di letteratura non parlo da una cattedra ma da un blog?
domenica 12 marzo 2017
A volte, le cose belle succedono
Alla vigilia del mio trentacinquesimo (lo scrivo per intero così che vi rendiate conto di quanto è lungo!) compleanno ho scritto una riflessione che, per gioco, ho mandato alla redazione de I trentenni, e loro hanno deciso di farmi un inaspettato regalo: pubblicare la mia riflessione nelle loro pagine!
Per una che come me scrive per diletto, senza pretesa di esser letta, è una gran bella cosa.
Se vi fa piacere trovate qui ciò che ho scritto. E se quello che ho scritto vi piace, passate a trovarmi.
Per una che come me scrive per diletto, senza pretesa di esser letta, è una gran bella cosa.
Se vi fa piacere trovate qui ciò che ho scritto. E se quello che ho scritto vi piace, passate a trovarmi.
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| Intanto, mi godo il mio hanami personale! |
sabato 11 marzo 2017
# un libro che si legge in un giorno
Come molti dei libri che scelgo per la mia reading challange, anche Ali di babbo, edito da Nottetempo, risponde a più di un criterio: è ambientato nella mia terra d'origine, l'ha scritto una donna di cui non avevo mai letto niente. Ma, avendolo divorato, la scelta è caduta su #un libro che si legge in un giorno.
La brevità della storia non deve trarre in inganno; è un libro intenso e profondo le cui suggestioni non mi abbandonano.
Milena Agus ci racconta di Madame, una donna fuori dagli schemi, buona al limite della stupidità, bellissima ma inconsapevole, attraverso la voce della sua vicina quattordicenne.
Con loro una serie di personaggi forti e deboli insieme. Un padre scomparso, un nonno forte e saggio, un jazzista... tutti accomunati dall'impossibiltà di non voler bene a Madame, nonostante questa si rifiuti di vendere le terre e, di conoseguenza, di far diventare tutti ricchi.
La scrittrice ci porta in una Sardegna ancora lontana dalle masse, protetta, forse proprio da personaggi come Madame, che non cedono alle lusinghe dei compratori e lasciano che tutto resti com'è, sospeso in un tempo che non è presente e non è passato, in cui tutto, anche la magia è reale quanto il profumo della macchia mediterranea.
E Madame, per me, è la Sardegna stessa.
Il mio amico Roberto, una volta mi ha detto: sorseggia il tuo libro, non trangugiarlo. Concordo. Ma, stavolta, non ho potuto farne a meno.
La brevità della storia non deve trarre in inganno; è un libro intenso e profondo le cui suggestioni non mi abbandonano.
Milena Agus ci racconta di Madame, una donna fuori dagli schemi, buona al limite della stupidità, bellissima ma inconsapevole, attraverso la voce della sua vicina quattordicenne.
Con loro una serie di personaggi forti e deboli insieme. Un padre scomparso, un nonno forte e saggio, un jazzista... tutti accomunati dall'impossibiltà di non voler bene a Madame, nonostante questa si rifiuti di vendere le terre e, di conoseguenza, di far diventare tutti ricchi.
La scrittrice ci porta in una Sardegna ancora lontana dalle masse, protetta, forse proprio da personaggi come Madame, che non cedono alle lusinghe dei compratori e lasciano che tutto resti com'è, sospeso in un tempo che non è presente e non è passato, in cui tutto, anche la magia è reale quanto il profumo della macchia mediterranea.
E Madame, per me, è la Sardegna stessa.
Il mio amico Roberto, una volta mi ha detto: sorseggia il tuo libro, non trangugiarlo. Concordo. Ma, stavolta, non ho potuto farne a meno.
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