Certo.
Ovvero la sfida che mi ero lanciata per leggere sì, ma farlo seguendo un criterio.
E invece... invece i libri, almeno per me, passano tra le mani seguendo un loro criterio, ti si presentano davanti quando sei pronto per loro e si chiamano l'un l'altro. Ne sono sicura!
Per questo, con ancora tanti punti della sfida da soddisfare, continuo a leggere altro, perché loro, i libri, sanno meglio di me quale sia quello giusto per il momento.
Bene.
Vi racconto una cosa.
(Se non sapete cosa sia, non vi preoccupate, non sentitevi ignoranti, è una categoria di lavoratori invisibile, come quella degli elfi aiutanti di Babbo Natale, senza di loro...niente regali! Senza educatori, per molti bambini e ragazzi con disabilità o disagio sociale...niente integrazione! In entrambi i casi, una gran brutta cosa! Non trovate?!)
Comunque, facevo questo lavoro e mi piaceva tanto, però a un certo punto qualcosa mi si è rotto dentro.
Potevo diventare il Grinch e odiare il Natale. No?
No. O meglio, sì, avrei potuto, ma ho scelto di non farlo.
Ero triste. Triste e delusa. Triste e delusa e arrabbiata. Avevo bisogno di rimettere ordine tra i miei pensieri, di trovare lo strappo nel cuore e ricucirlo.
E Wonder, mi è venuto incontro.
Lo so che è stato un fenomeno editoriale, che ne parlavano tutti e blablabla, ma io non l'avevo letto. Anzi, l'avevo proprio evitato! Facendo il mio lavoro (ex-lavoro, l'elfo educatore) guardavo sempre con diffidenza i libri "a tema".
Poi ecco che me lo trovo davanti.
E...wow!
No. Parla di scelte.
Di scegliere tra farsi compatire, commiserarsi o accettare i propri limiti e farne una forza.
Di scegliere se fermarsi alle apparenze o guardare più a fondo.
Di scegliere se essere gentili con noi stessi e con gli altri o no.
Su tutte, quella di riconoscere che ognuno su questa terra trasporta un fardello, nasconde un dolore, ha paura, soffre, insomma, combatte una battaglia quotidiana e noi, ciascuno di noi, nonostante nostro fardello, il nostro dolore, le nostre paure, la nostra battaglia quotidiana, possiamo trasformare la vita in un successo, meritarci una standing ovation.