domenica 29 aprile 2018

Wonder, o di come la vita possa essere straordinaria

...credo che dovrebbe esserci una regola per cui tutti nel mondo, prima o poi, hanno diritto a ricevere una standing ovation nella vita...

Quando ho iniziato a tenere questo blog non sapevo dove mi avrebbe portato; non avevo nessuna ambizione sul fatto che qualcuno potesse leggere e, chissà magari, trovare interessante quanto scrivessi. L'ho aperto e basta. Perché mi piace leggere e mi piace scrivere e mi piace farlo bevendo una tazza di tè. Tutto qui.
Certo. 
Però, se non ho continuato a scrivere semplicemente le mie riflessioni su un quaderno, qualche altro motivo dovevo averlo. La reading challenge.
Ovvero la sfida che mi ero lanciata per leggere sì, ma farlo seguendo un criterio.
E invece... invece i libri, almeno per me, passano tra le mani seguendo un loro criterio, ti si presentano davanti quando sei pronto per loro e si chiamano l'un l'altro. Ne sono sicura!
Per questo, con ancora tanti punti della sfida da soddisfare, continuo a leggere altro, perché loro, i libri, sanno meglio di me quale sia quello giusto per il momento.
Non vi ho convinto, vero?
Bene.
Vi racconto una cosa.

Per anni ho lavorato con tanta passione come educatrice di appoggio scolastico.
(Se non sapete cosa sia, non vi preoccupate, non sentitevi ignoranti, è una categoria di lavoratori invisibile, come quella degli elfi aiutanti di Babbo Natale, senza di loro...niente regali! Senza educatori, per molti bambini e ragazzi con disabilità o disagio sociale...niente integrazione! In entrambi i casi, una gran brutta cosa! Non trovate?!)
Comunque, facevo questo lavoro e mi piaceva tanto, però a un certo punto qualcosa mi si è rotto dentro. 
L'elfo ha realizzato che i regali si comprano, che oltre al valore hanno un prezzo...e addio magia!
Potevo diventare il Grinch e odiare il Natale. No?
No. O meglio, sì, avrei potuto, ma ho scelto di non farlo.
Ero triste. Triste e delusa. Triste e delusa e arrabbiata. Avevo bisogno di rimettere ordine tra i miei pensieri, di trovare lo strappo nel cuore e ricucirlo.

E Wonder, mi è venuto incontro.
Lo so che è stato un fenomeno editoriale, che ne parlavano tutti e blablabla, ma io non l'avevo letto. Anzi, l'avevo proprio evitato! Facendo il mio lavoro (ex-lavoro, l'elfo educatore) guardavo sempre con diffidenza i libri "a tema".
Poi ecco che me lo trovo davanti.
E...wow!
Non si tratta di un libro "a tema", il protagonista è sì un ragazzino con una grave malformazione, ma non è di questo che parla il libro. E nemmeno di bullismo.
No. Parla di scelte.
Di scegliere tra farsi compatire, commiserarsi o accettare i propri limiti e farne una forza.
Di scegliere se fermarsi alle apparenze o guardare più a fondo.
Di scegliere se essere gentili con noi stessi e con gli altri o no.
E da questa scelta, dipendono tante cose.
Su tutte, quella di riconoscere che ognuno su questa terra trasporta un fardello, nasconde un dolore, ha paura, soffre, insomma, combatte una battaglia quotidiana e noi, ciascuno di noi, nonostante nostro fardello, il nostro dolore, le nostre paure, la nostra battaglia quotidiana, possiamo trasformare la vita in un successo, meritarci una standing ovation.

Nessun commento:

Posta un commento