sabato 14 aprile 2018

Ernest e Celestine.

È iniziata la primavera.
È ovunque ormai. Sui rami che riprendono colore, del verde dei germogli, dei fiori che sbocciano; sui manichini nelle vetrine; nei prati col profumo d'erba tagliata; sulle scarpe di tela macchiate, sulle prime lattee e coraggiosissime gambe scoperte.
Nel mio cuore.

È stato un lungo autunno e poi un lungo inverno, delle cui gelate porterò i segni per molto ancora, alcuni per sempre, bianchi fili che illuminano i miei pensieri, sottili solchi a incorniciare i miei futuri sguardi...È la vita, è lo scorrere inesorabile delle stagioni.
Segue regole non scritte, ma sempre uguali, che la natura sa, che non andrebbero infrante. Mai.

In inverno, molti animali vanno in letargo. Si proteggono così. Sopravvivono così.
Non l'uomo.
Non di solito, almeno.
Io invece...sì. Precipitata in un letargo non voluto, che ho combattuto e perso.
Sono stata lì. Ferma ferma.

Poi è arrivata. Una fioca luce, quel pulviscolo brillante...
Ho aperto gli occhi ed ero viva.
Incredibile, no?

E che altro potevo fare se non una scorpacciata di parole, di pagine...ho la mia lista, devo finirla...no! No, no, non devo, lo farò se mi andrà. E quindi via alla ricerca di golosi libri, di copertine e illustrazioni. Così l'ho trovato, questo piccolo concentrato di dolcezza, di quella buona però, una torta della nonna, un barattolo di marmellata da prendere col dito e leccarlo.
Ernest e Celestine, di Daniel Pennac.
Non è una novità letteraria, né un capolavoro di scrittura. È una bella storia, che scorre veloce e fresca tra le dita, come immergere le mani in un torrente.

Io ve lo consiglio.

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