martedì 18 aprile 2017

Quello che le donne (non) dicono

Stamattina ho deciso di dedicare l'ultimo giorno di vacanza alle pulizie.
Ascoltando musica, ovvimente; così apro Spotify e...mi propone una playlist sanremese. Oddio no, penso. Sono prevenuta, del resto, lo so bene che mi imbatterò in strazianti storie d'amore e, sfortunatamente in poco altro, ma opto per dargli una possibilità, in fondo, tra una lavatrice e l'altra... Play!

Con lo straccio in mano mi ritrovo ad ascoltare la bellissima voce di Mia Martini che si lamenta del fatto che gli uomini non cambino, che siano inevitabilmente violenti, che ci usino e ci umilino ma cambino, magicamente, quando sono innamorati... intanto è pronto il caffè, quindi mi siedo e  ascolto davvero, forse per la prima volta, questa canzone.
Un tuffo al cuore. Sì, perché mi metto a pensare al potere delle parole, delle idee veicolate dalle canzonette. Le sentiamo in radio, le cantiamo mille volte ed inevitabilmente ci formano. Plasmano la nostra cultura e non poco.
Quante donne ascoltano musica leggera mentre sono impegnate nelle faccende, mentre lavano i piatti, stirano, cucinano, stanno a casa; mentre vivono la quotidianità dell'essere donna, magari moglie e madre? E ciò che ascoltano, può, in qualche modo influenzarle, farle aderire ancora una volta al cliché?
Mi rispondo che sì, può succedere.

La playlist va avanti, random mi porta a spasso tra decenni musicali, ormai ho deciso, voglio capire se sia un caso o se, come temo, le cantanti veicolino messaggi pericolosi tra un vocalizzo e un orecchiabile ritornello. Non mi sbaglio!
Non sono solo le canzoni datate a disegnare donne lasciate, tradite, umiliate ma che, in nome dell'amore, rimangano legate a questo genere di uomini.
Una modernissima Nina Zilli ci tiene a dirci che sebbene le parole di lui le abbiano fatto male, se lui tornasse sarebbe per sempre, "perché l'orgoglio in amore è un limite che sazia solo per un istante e poi torna la fame" e no, mia cara, se ti ha ferito una volta, se ti ha lasciata e sei stata male, pensaci bene prima di riprenderlo solo perché lui non riesce a dormire, potrebbe rifarlo!
Le due sorelle Paola e Chiara, sebbene gli costi una fortuna, sono disposte a tornare amici come prima, nonostante per lui sia stato solo un gioco, si sia divertito...
Anche per Nada basterebbe una carezza per riscaldare il cuore deluso dalla fine di un amore.
Senza darci grandi spiegazioni Irene Grandi è disposta ad essere la sua ragazza sempre, contenta lei!
Per fortuna Gigliola Cinquetti non ha l'età per uscire sola con lui, e si rifugia in un amore romantico in attesa che venga quel giorno. Sempre che non le capiti di dover aspettare, invano, come Laura Pausini aspetta Luca.

E poi arriva lei, Fiorella Mannoia, con quello che è considerato un inno da molte. Ebbene, restando al testo della canzone, anche per lei basterebbero delle rose, nuove cose, a farci dire ancora un altro "si", anche nelle sere tempestose.
Del resto si sa, la donna è mobile!

Vabbè, penso, è Sanremo...
Invece no. Perché sull'onda di queste considerazioni ho ascoltato in questa chiave altre celeberrime canzoni di donne innamorate e la sostanza non cambia.
Canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, che mi piacciono ( mi erano sembrate belle fino ad ora) eh, figuriamoci le altre...
Anche l'alternativa Meg (in una cover) ammette che perdonare sia stato come scalare la montagna più alta del mondo, ma che, dato che c'è, voglia dimenticare i ricordi più tristi giù in fondo.
Non sappiamo cosa lui le abbia fatto, forse niente di grave se è disposta al perdono, ma il rischio di restare incatenate in amori dolorosi esiste.
Esiste il rischio concreto di ballare a lungo un minuetto in cui troppe volte si vorrebbe dire: no! "E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!" e aspettiamo "nelle sere per elemosinare amore... "

Quante volte ci accontentiamo perché abbiamo idealizzato questo sentimento. Per quanto tempo continueremo a farci scegliere e, finalmente, sceglieremo?

Dovremmo liberarci del vittimismo, del dualismo che vede l'uomo cacciatore e la donna preda, dello stereotipo, ormai interiorizzato, che ci vuole "dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate".

Gli uomini non cambiano? E allora, signore, dobbiamo cambiare noi!


















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